Hey Joe – Jimi Hendrix

29 Giugno 2012 2 Di Enzo Crotti
Hey Joe - Jimi Hendrix

Jimi Hendrix nel corso di un’esibizione per la televisione olandese nel 1967

Non ricordo il titolo, ma in un film che ho visto alcuni anni fa, si diceva che i particolari sono le cose che rendono grandi le storie, e su questo mi trovo “particolarmente” d’accordo.

Parlando del grandissimo chitarrista Jimi Hendrix, vorrei dedicare quest’articolo alla descrizione di quel modo istrionico che aveva di trattare la chitarra e del suo stile unico e innovativo, e lo farò scrivendo di uno dei brani storici della chitarra rock che lo hanno reso più celebri: Hey Joe.

Certo, sappiamo tutti che Hendrix è considerato il miglior chitarrista elettrico mai esistito (vedi Rolling Stones) e che è stato il precursore di molti stili e sonorità della sei-corde, ispirando grandi che l’hanno seguito come Stevie Ray Vaughan ed Eddie Van Halen, per citarne alcuni. Cos’aveva di speciale, che lo ha reso così grande?

Personalmente mi sono trovato ad insegnare brani di Hendrix ai ragazzi nelle scuole di musica e una cosa che ho notato difficile per chi studia i suoi brani, è che richiedono una grande maturità musicale, contrariamente ad altri generi di musica nei quali può bastare una buona tecnica di base. Per Hendrix occorre un senso ritmico profondo, date le sue numerose varianti sincopate, occorre saper improvvisare soli ed accompagnamenti con numerose varianti sulle posizioni cordali e occorre la ricerca di quel suono che può derivare solo da un orecchio e una mano ben collegati.

In Hey Joe troviamo tutto ciò. E troviamo anche il lato istrionico del chitarrista americano che ha dissacrato l’Inno nazionale distorcendolo con la chitarra. Nelle versioni che allego, sentirete due modi di suonare il brano, ma prima vediamo un po’ di storia.

Il brano Hey Joe è stato scritto da nel 1962 da Billy Roberts, perciò è una cover di Hendrix. E’ contenuto in Are You Experienced, l’album di esordio della band The Jimi Hendrix Experience, che era appunto il gruppo del chitarrista. L’album è considerato uno dei migliori debutti della storia, segno che al momento Jimi aveva già una buona maturità artistica, anche se doveva ancora dare sfoggio delle esplorazioni sonore psichedeliche che avverranno in seguito. Il carattere è comunque presente, e si può vedere e sentire nei due video.

In entrambi vi è un solo suonato con i denti: l’estroversione si manifesta. In altre occasioni Hendrix darà fuoco alla chitarra (come fece già col pianoforte Jerry Lee Lewis negli anni 50’) oppure la sfascerà sull’amplificatore (come facevano i The Who). Suonare con i denti non credo sia possibile, soprattutto con questi risultati di precisione ritmica, credo che dati gli alti volumi lui suonasse solo con la mano sinistra, ma comunque è secondario, perché il pubblico era ipnotizzato da queste pratiche “sovversive”, e questo è l’importante.

Il secondo video è un live nel quale escono i suoi tratti grintosi e Rock, quasi Hard Rock direi. Qui si vede il vero Hendrix! Vi è un secondo solo durante il quale mette la chitarra dietro la testa, raggiungendo così un alto pathos, per arrivare alla conclusione del brano con il noto riff finale.

Bene, non mi resta che lasciarvi guardare e ascoltare i video, con la consapevolezza che la magia che ha reso grande Jimi Hendrix era un’alchimia di note ribelli e sapienza musicale contenute in un’unica persona. Un po’ il mito di Apollo e Dionisio, per chi lo conosce.

 

by Wenz


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“HORSE RACING”

(spartito per chitarra sola)