Lezione di chitarra: perfezionamento, migliorare le performance

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dimensioni del suono e della chitarraForse vi è capitato di sentire dire frasi come: “quel chitarrista ha un buon suond!”, oppure: “ha una mano… un tocco…”. Da queste parole sembra quasi che qualcosa di magico permetta ad alcuni musicisti di esprimere la propria arte musicale con qualcosa in più, ma forse, pensandoci bene, esistono dei modi e metodi per curare i particolari che rendono un chitarrista originale e “accattivante”.

 

La magia in fondo centra ben poco, quello che serve di più è il lavoro, soprattutto il lavoro ben fatto e magari sotto la guida di un buon maestro. “Genius is 1% inspiration and 99% perspiration.” diceva Thomas Edison, e credo avesse pienamente ragione: senza il sudore non si combina molto. L’importante è che la fatica sia direzionata nel verso giusto, altrimenti si possono avere sprechi di energia.

Musicalmente parlando esistono numerosi aspetti da curare per arrivare a suonare in maniera eccellente, e non sempre sono presi in considerazione tutti dagli allievi e nemmeno da chi insegna a questi ragazzi a suonare. Forse alcune persone più fortunate sono già dotate dalla natura di un controllo maggiore di uno o più di questi parametri, ma tutti hanno grandi benefici in primis dalla loro conoscenza e in secondo luogo dal loro approfondimento pratico.

Immaginiamo che il “sound” di un musicista sia una figura tridimensionale come un cubo. A ogni dimensione facciamo corrispondere un gruppo di caratteristiche musicali che concorrono alla creazione di quel particolare aspetto. Otterremo così quattro gruppi principali che creano la nostra figura, ognuno sarà abbinato a una dimensione: la profondità, la larghezza, l’altezza e la superficie. Eccole descritte nei caratteri generali:

1 – La Dinamica: è la profondità del suono, cioè indica la sua vicinanza o lontananza da chi lo ascolta. Partendo dal silenzio, che è l’assenza completa di suono, arrivando al fortissimo, si dovrebbe avere il controllo più completo di ogni sfumatura intermedia ottenibile con la tecnica esecutiva che si utilizza in quel momento. E badate bene, non è una questione di volume, perché aumentando il volume senza la dinamica d’esecuzione, otteniamo un suono sottile e con poche armoniche, mentre suonando più forte abbiamo anche più attacco e presenza, ma naturalmente anche più difficoltà nel mantenere la pulizia delle note.

2 – Il Ritmo: è la larghezza del suono. La lunghezza delle idee musicali, lo spazio tra di esse e la loro collocazione nello spazio sono forse l’elemento più importante. Essere ben sicuri del beat e suonare con gli accenti corretti e ben posizionati è la base, perché la prima cosa che si percepisce sentendo una persona suonare è il suo senso ritmico. Se non è ben ordinato si ha una sensazione di ansia o instabilità che imbruttisce notevolmente la performance.

3 – La Direzione: il fraseggio e l’andamento dell’idea musicale costituiscono l’altezza del suono. Il contorno della frase è importante soprattutto nella musica d’insieme, per capire subito come si muove il fraseggio di chi ci accompagna e incastrare poi il nostro di conseguenza. Nella composizione è il contrappunto, ma un buon orecchio musicale dovrebbe essere in grado di capire come muoversi anche improvvisando piccoli frammenti, per migliorare il feel del brano.

4 – L’Articolazione: indica il colore e la superficie della musica. L’attacco, il legato, il modo in cui si suonano le note, l’uso di suoni armonici, di effetti e di tutto quello che definisce il timbro che esce dal nostro strumento, sia esso acustico o elettrico. Anche la scelta delle note corrette costituisce il colore o la superficie del nostro cubo metaforico: quanto più le note sono consonanti, tanto più la superficie è liscia, viceversa se le note sono dissonanti, compaiono increspature sulla superficie. Non che ci siano note migliori di altre, ma l’importante è sapere quello che si fa e in che stile o genere si vuole rimanere con un particolare brano.

Esistono esercizi per curare e migliorare ognuno di questi aspetti, ma in generale vi si dovrebbe fare attenzione ogni volta che si fa un esercizio o che si prova un nuovo brano. Trascurarli  limita il carattere espressivo del modo di suonare, accorciando il “respiro” del musicista. Infatti, spesso si pensa erroneamente che la velocità sia l’unica difficoltà tecnica, mentre, se non è accompagnata dalla cura degli altri aspetti, essa riguarda un campo molto limitato delle potenzialità espressive della chitarra.

 

by Wenz

 

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